A.C.F. – Analisi “De laude novae militiae” (parte due)

[…] Pertanto, cos’è cavalieri questo errore tanto sbalorditivo, questa follia tanto insopportabile: compiere la vostra milizia con tante spese e fatiche senza nessun altra ricompensa se non la morte ed il crimine?1 Bardate di seta i cavalli, e sopra le vostre armature indossate non so quali bande di stoffa ondeggianti; dipingete le lance e gli scudi e le selle; abbellite con oro, argento e gemme i morsi e gli speroni. E con tanto sfarzo, con un furore vergognoso e una stupidità che vi impedisce la vergogna vi precipitate alla morte.2 Ma sono questi ornamenti militari o piuttosto abbigliamenti da donne? Credete forse che la spada del nemico rispetterà l’oro, risparmierà le gemme e non sarà in grado di trapassare la seta? Ed infine tre sono le qualità principalmente necessarie al combattente – cosa che voi stessi molto spesso e concretamente avete sperimentato – cioè che il cavaliere sia risoluto, abile e circospetto per la propria salvezza, libero da impedimenti per poter correre e pronto a colpire.3 Voi, al contrario, lasciate crescere con uso femmineo la chioma a molestia degli occhi, impacciate i passi con camicie lunghe e fluenti, seppellite le mani tenere e delicate in maniche ampie e svolazzanti. Ma, al di sopra di tutto ciò, vi è – cosa che maggiormente atterrisce la coscienza d’un uomo d’armi 4– la causa leggera e frivola per la quale intraprendete la vita di cavalleria tanto pericolosa. Tra voi null’altro provoca le guerre se non un irragionevole atto di collera, desiderio d’una gloria vana, bramosia di qualche bene terreno. E certamente per tali motivi non è senza pericolo uccidere o morire.” (San Bernardo da Chiaravalle, “De Laude Novae Militiae”, capo II, capitolo III)

 

1 Si ricorda che, per San Bernardo, le condizioni per non essere omicidi sono non desiderare gloria, onori o vendetta, bensì la maggior gloria di Dio e che non deve esserci compiacimento nell’atto: la morte dell’avversario non deve avvenire, pertanto, per nessuno dei motivi appena detti, ma essere solo una dolorosa conseguenza in vista della protezione dei luoghi santi e dei fratelli cristiani. Non solo, ma morire desiderando queste cose rende anche colui che muore un omicida anche senza aver mai ucciso nessuno nei fatti, poiché inevitabilmente macchia ed uccide la propria anima.

2 La critica di San Bernardo per le ostentazioni dei cavalieri secolari è evidente e ribadita più volte nel testo: non solo gli intenti, contrari ad una cavalleria realmente cristiana, ma anche già l’atteggiamento rendono questo genere di cavalleria disprezzabile agli occhi del santo. Infatti, essendo questa priva della, fondamentale, componente monastica e desiderosa di essere più amata che temuta (come vedremo più avanti), il cavaliere che non tenga in considerazione quanto detto in precedenza non potrà che morire; tuttavia, non è tanto la morte del corpo, quanto la morte dell’anima contro cui San Bernardo mette in guardia in queste pagine. E’ comunque sia da notare come questo atteggiamento ostile non derivi da un pregiudizio fine a sé stesso, bensì dall’esperienza che il santo ebbe quando entrò in contatto con la cavalleria secolare da giovane: con il passare degli anni, ne restò sempre più deluso e disincantato fino ad elaborare il nuovo modello di cavalleria che espone nel “De Laude”.

3 Questo passo è di particolare interesse in quanto San Bernardo evidenzia le doti guerresche non solo del cavaliere ma anche del combattente in generale, che deve essere cioè ben addestrato nell’uso delle armi, prudente e contemporaneamente coraggioso (queste due doti, che saranno espresse anche da Fiore dei Liberi e da altri maestri d’armi medievali, non sono in realtà fra loro incompatibili, bensì complementari: infatti, il combattente non deve temere il nemico ma anche saper attendere il momento più opportuno per colpire e contrattaccare, per evitare di scoprirsi pericolosamente), agile non solo con la spada ma anche nei movimenti e senza componenti del vestiario che potrebbero intralciarlo durante le cariche o il combattimento.

4 E’ da notare come le motivazioni e le ostentazioni della cavalleria secolare non solo atterriscano l’uomo di fede ma anche il combattente uso alle armi, quindi non solo il monaco ma anche il guerriero.

Dott. Antonio Borrani (Galaad da Fiorenza)

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